Scritto da Redazione il 24/11/2017 alle ore 18:04:45

Quando siete felici, fateci caso. Edizione (molto) ampliata | Kurt Vonnegut

di Antonella Manzo.

 

Una delle cose che trovava deplorevole negli esseri umani era che si rendevano conto troppo raramente della loro stessa felicità… pensava che fosse uno spreco terribile essere felici e non rendersene conto”.

Per questo motivo lo zio Alex riteneva importante, nelle piccole occasioni della vita in cui tutto andava a gonfie vele, dire ad alta voce “Cosa c’è di più bello di questo?”

 

If this isn’t nice, what is? è il titolo originale della raccolta di alcuni commencement speech che Kurt Vonnegut tenne a giovani laureandi tra il 1978 e il 2004, pubblicata postuma nel 2013 da Dan Wakefield (in Italia nel 2014 da Minimum fax) che ne scelse i più significativi. La ristampa del 2017 giunge a noi ampliata di sei capitoli.

Non si tratta di un romanzo, ma quello che racconta è ugualmente un personaggio con la sua storia: Kurt Vonnegut. Attraverso le parole che lui stesso scelse di utilizzare, veniamo a contatto con il popolare scrittore, la sua storia e il suo punto di vista sul mondo.

Leggendo Quando siete felici, fateci caso percepiamo la personalità complessa di Vonnegut che si definiva sì un umanista ma per il quale, allo stesso tempo, la definizione classica di umanista rappresentava un insulto.

 

Nutriva un saldo legame a tratti nostalgico con le origini tedesche della propria famiglia nonostante fosse un cittadino americano perfettamente integrato con la società di cui era parte attiva; si dedicò agli studi di chimica che lasciò per entrare a far parte della fanteria durante la seconda guerra mondiale e grazie al programma statale di recupero dei reduci entrò all’università di antropologia: il suo sogno di diventare un insegnante venne però stroncato da un dottorato negato. Dovendo soddisfare i bisogni della sua famiglia e dei suoi figli intraprese l’attività di cronista: è così che egli stesso scoprì lo stile narrativo che ritroviamo nei suoi romanzi.

 

Negli speech racconta se stesso, per farsi comprendere e per veicolare il proprio modo di essere e il proprio punto di vista su tematiche come l’ambiente, il senso di solidarietà e di comunità che gli sono propri e che sente in modo viscerale.

Raccontandosi tende a giustificare le proprie azioni del passato, ma la sensazione che “investe” il lettore non è quella di un uomo colto che voglia plasmare la mente di chi l’ascolta, bensì quella di un attivo cittadino che vuole risvegliare senso civico e coscienza nonché amore e rispetto verso il prossimo e verso il pianeta e che per fare ciò utilizza tutto l’appeal che possiede e di cui è evidentemente consapevole.

 

Lo “stile del racconto” è quello proprio dello speech, concreto. Alcuni passaggi richiedono maggiore concentrazione, nonostante la lettura sia agevole per la sintassi lineare e il tono colloquiale, perché i discorsi sono colmi di citazioni contemporanee e proprie del bagaglio letterario e culturale americano (nomi, canzoncine, avvenimenti e aneddoti legati alla città in cui Vonnegut è ospite, ecc.): bisogna adattarsi e farsi condurre nel discorso dal mirabile oratore che li ha concepiti.

Colta la chiave di lettura infatti si riescono a “sentire” le risate della platea alla specifica battuta o l’applauso che scroscia alla fine di un periodo, o ancora si riesce a “vedere” la mimica che Vonnegut usa nell’esprimere un determinato concetto.

 

Egli è perfetto per la platea a cui si rivolge per la positività che gli è propria. Nei suoi speech però sceglie di non parlare mai di sogni: il tono è ironico, a tratti satirico e spesso parte proprio da quello che dovrebbe essere il punto di forza del corso di laurea di cui è ospite per destrutturarlo e far partire da lì il proprio discorso critico, sorprendendo i presenti.

I suoi discorsi sono più che altro input per invitare i giovani (e i lettori tutti) a essere persone giuste: buone, amorevoli, comunitarie; questi ultimi sono imperativi categorici per non far estinguere il pianeta, tema per il quale nutre grandi preoccupazioni.

Al termine della lettura quello che Il libro lascia nell’animo del lettore è la curiosità e la voglia di approfondire ulteriormente il “personaggio Kurt” attraverso i suoi romanzi. 

 

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