Scritto da Federica Bruno il 29/06/2017 alle ore 10:52:59

Qualcuno cammina sulla tua tomba | Mariana Enriquez

Mariana Enriquez ci racconta un viaggio, ma non si tratta di un viaggio qualunque. “Qualcuno cammina sulla tua tomba”, edito da Caravan Edizioni, è un libro che si allontana dal modo che noi occidentali abbiamo di vedere il mondo. L’autrice è di origini argentine ed è impregnata, come lo stile delle sue pagine, di quel realismo magico che riconosce in giro per il mondo alla ricerca di nuove storie da raccontare e di nuovi cimiteri da scoprire. La morte viene dissacrata ed umanizzata per assumere un nuovo ruolo: non più antagonista della vita bensì sua compagna. Il noir, il memoire e il diario di viaggio si mescolano e si sovrappongono lungo le 278 pagine, attraverso un racconto dettagliato e puntuale di ciò che l’autrice vive dentro e fuori di sé. L’antropologia, la filosofia, la musica, la letteratura, la storia si intrecciano con bambole wudu, misteri e omicidi legati da un unico filo conduttore.

Quando camminiamo sulla tomba di qualcuno poche volte pensiamo a chi è sepolto sotto ai nostri piedi. L’autrice mostra un nuovo punto di vista: le vite dei morti, quello che erano e che continueranno a essere fintanto che ci sarà qualcuno a ricordarlo, perché è “dove resta il nome, la data, e una voce che dice: ci sono stato, ero. Ormai forse nessuno sa più il mio nome, ma una volta qualcuno mi ha ricordato.”

 

Il suo amore per la morte è nato dall’unica tappa che l’autrice non aveva maniacalmente programmato nel suo viaggio con la madre in Europa: il cimitero di Staglieno di Genova.

L’impatto con il Cimitero Monumentale di Staglieno è sconvolgente. Il portico all’entrata, classica imitazione del Partenone, è quasi scontato. Tuttavia, oltrepassati i primi alberi notammo subito le gallerie con le statue. Io provai un brivido di paura, bellezza e felicità.

 Lì Mariana, all’ombra dell’Angelo di Monteverde, ha vissuto un amour fou che, a distanza di anni, ricorda come il viaggio che non vorrebbe mai fare e che insieme vorrebbe fare ogni giorno.

Poi, in Messico, ha scoperto il rapporto privilegiato che questo popolo mantiene con la morte. La sensibilità, la familiarità, la tenerezza e la semplicità con cui la si considera sono stati per l’autrice un nuovo monito da portarsi dietro nel suo cammino. Il compagno le ha detto: “È il tuo paradiso perduto. È il tuo posto nel mondo. Non tornare più”. Ma lei è tornata, per ripartire alla ricerca di storie sbiadite dal tempo.

Un libro singolare, che invita alla riflessione e alla presa di coscienza, alla scoperta di chi davvero siamo. 

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