Scritto da Ilaria di Mambro il 24/05/2017 alle ore 14:26:40

Ode ai Promessi sposi

“Provocazioni”: il settimanale culturale Pagina 99 ha rubricato così l’ennesimo processo a I promessi sposi di Alessandro Manzoni. L’attacco, come sempre, è alla scuola italiana, agli insegnanti e ai metodi inadeguati, al mancato coinvolgimento dei giovani d’oggi… A farne le spese, comunque, è il nostro romanzo, il re dei classici italiani, se è vero che un classico è un’opera che provoca incessantemente un pulviscolo di discorsi critici su di sé, ma continuamente se li scrolla di dosso”. La definizione è di Italo Calvino, il più amato e identificativo scrittore dell’Italia novecentesca, proprio nel tentativo di spiegare Perché leggere i classici.

 

Ora, va premesso che da un pezzo c’è l’autonomia scolastica anche nei programmi, che i confronti con altri stati hanno solo indebolito e svilito la scuola che formava i tanto lodati cervelli in fuga (anche facendo selezione, ebbene sì) e che i paesi con cui vengono fatti i confronti hanno una storia, ma soprattutto una letteratura un tantino più giovane della nostra. Inoltre, tutti crediamo che i ragazzi vadano incentivati a leggere di più e che sia un gran peccato non riuscire ad arrivare allo studio di autori contemporanei, ma, pur con le poche ore e risorse a loro disposizione, i bravi professori già propongono e affrontano testi recenti e anche stranieri, benché soprattutto in antologia.

Il dubbio a questo punto è: perché allora dedicare un intero anno (soprassediamo sulle scuole medie che sono un ponte ibrido per un’età ibrida) a un unico libro? Allo stesso modo, un anno intero viene dedicato all’epica, e ben tre alla Divina Commedia. Come mai? Non si tratta, in teoria, di letteratura, né di studio dell’italiano, ma di vere e proprie “ore laboratorio”, whorkshop di lettura e scrittura, comprensione linguistica e culturale su opere fondative.

 

Ma perché proprio I promessi sposi? Altroché se sono fondativi! I promessi sposi sono il primo romanzo della letteratura italiana e il perno del suo canone.

Sono stati scritti in pieno romanticismo, quando l’Italia, anche rapportandosi col resto d’Europa, stava diventando una nazione, da un romantico imbevuto di illuminismo, un europeo nazionalista e un razionalista convertito al cattolicesimo. Ha descritto gli italiani come erano, come sono e come ancora sperano di diventare. Lo ha fatto con ricerche e grande dedizione, in italiano, “sciacquando i cenci in Arno” cioè adattando la lingua del romanzo al dialetto culturalmente egemone e unificante nell’Italia in formazione.

Un’opera inquieta, che racchiude un’impietosa analisi della società italiana di ieri e di oggi e delle sue componenti più significative. Un libro, un’opera che contiene tutta l’Italia, persino l’Italia che sarà descritta più tardi”, parola di Leonardo Sciascia, uno scrittore siciliano che di grandezza, di inquietudine e di analisi storico-politiche se ne intendeva.

 

Manzoni ha scritto un romanzo, storico, certo, ma non un’opera storiografia, e infatti riflessioni, documenti, resoconti sono tutti infilati nella trama, anche quando prendono capitoli interi! Non è nemmeno un romanzo d’amore, né solo di formazione, né tantomeno un romanzo politico, anche se la politica, la lotta popolare, gli umili sono dei temi più che ricorrenti.

 

Tutti conoscono le vicende di questi sposi promessi, Renzo (prima si chiamava Fermo, ma va be’, lo abbiamo capito che Manzoni era un perfezionista) e Lucia, e dei loro comprimari.

1600, la Lombardia è sotto la dominazione spagnola, ma ogni paese ha il suo signorotto, nel nostro caso si tratta di Don Rodrigo che, per una scommessa con il cugino, il conte Attilio, vorrebbe sedurre Lucia, prossima alle nozze con Renzo. Don Rodrigo manda i suoi scagnozzi (bravi!) a minacciare il prete del paese, Don Abbondio che, vigliacco ed egoista, lo asseconda. Da qui, dopo una serie di peripezie tutte interne al paese che coinvolgono la perpetua, la madre della sposa, amici vari e soprattutto un frate tormentato ma eroico, in una notte tumultuosa le strade dei due fidanzati si separano e, con loro, il romanzo. Lucia si fa proteggere a Monza da una suora famosissima, infelice e corrotta, ma si ritrova rapita e poi miracolosamente liberata dall’Innominato, capo della malavita del tempo destinato a diventare grande amico del cardinale più popolare di sempre (anche un po’ credulone, ma questa è un’altra storia). Dopo la liberazione finisce a Milano, dove intanto era scoppiata la peste, si ammala, ma per fortuna guarisce. Renzo, nel frattempo, è protagonista di una serie di avventure pazzesche: manifestazioni politiche, ubriacature, scambi di persona, arresti, fughe rocambolesche, vita in incognito… Insomma, alla fine, a Milano, ritrova Lucia e dopo qualche moina conclusiva, grazie al frate amico e alla Provvidenza, super star del romanzo, riesce a sposarla. Nel mezzo ci sono le vicende degli altri personaggi, ugualmente avventurose e intricate, ma soprattutto ci sono guerre, carestie, pestilenze, malcontento popolare, inganni politici, storie nelle storie, gossip scabrosi, documenti inediti e agiografie, il tutto intervallato da riflessioni, gag comiche e spunti di lettura del narratore/autore.

La cosa bella, infatti, è che, oltre a raccontarci più storie intrecciate insieme e a offrirci molteplici punti di vista, quando la faccenda si ingarbuglia Manzoni ci viene pure a chiamare di persona, e per farlo ricava un cantuccio tutto suo tra le pagine del romanzo, quasi come un ennesimo personaggio sottinteso, in surplus, come il Seicento e la Provvidenza.

 

I personaggi, manco a dirlo, sono pazzeschi, a partire dai protagonisti: Renzo, un giovane degno di tutti i millennials e pure dei trentenni inquieti, e Lucia, l’eroina più incompresa e positiva della letteratura. Tutti gli altri ci toccano nel profondo perché sono umanissimi, ci identifichiamo, ci spaventiamo e ci commuoviamo pure: da quel bullo del conte Attilio, il cugino, a quel debole Don Abbondio, al furbissimo vicario, all’Azzeccagarbugli, al noiosissimo Don Ferrante e alla sfortunata Perpetua, senza contare gli attori delle trame minori, delle storie nelle storie…

 

Di sicuro è un’opera ingegnosa, basti pensare che il nostro autore finge, senza mai perdere un colpo, di star parafrasando la storia raccontata in un incomprensibile manoscritto seicentesco e di dover per questo celare alcuni nomi o riferimenti. La verità è che, al di là della vicenda sentimentale, che pure non ha nulla da invidiare ad altre avventurose favole d’amore, dietro a I promessi sposi c’è uno studio minuziosissimo della storia, della politica e dei personaggi, tutti ispirati alla realtà.

Ovviamente è anche un’opera difficile, viva Dio, dal punto di vista linguistico e contenutistico, ma come tutte le grandi opere la si può leggere anche fermandosi in superficie, godendo della storia e del modo (comunque non immediato) in cui è raccontata. Non a caso viene studiata e vissuta a scuola, e, del resto, se possiamo aprire il vocabolario (on-line, of course) per cercare “mainstream” perché dovrebbe essere più difficile farlo per “venefizio”?

 

È, insomma, un romanzo che ha tutto dentro, e ben amalgamato, in parte celato per chi non ha voglia o tempo da impiegare, ricco e fertile per chi ha fame di emozioni e scoperte.

C’è la rabbia e la denuncia sociale, come nel banchetto dei potenti e della corruzione a cui si imbuca un furibondo Fra Cristoforo (capitolo V).

C’è la speranza e la profondità dell’animo umano, come nella lunga notte dell’Innominato ormai prossimo alla conversione (capitolo XXI).

C’è il dolore, così profondo da diventare poesia, come nel passo della madre di Cecilia, la bimba morta di peste (capitolo XXXIV).

C’è l’umanità e la giustizia dolorosa, come in Don Rodrigo morente perdonato da Renzo (capitolo XXXV).

C’è, inoltre, il divertimento e la leggerezza, quasi sempre nelle scene di Don Abbondio, come quando borbotta tra sé e sé per timore dell’Innominato (capitolo XXIII).

 

È un libro totem, una “Bibbia laica” dell’Italia, che commuove e fa ridere, e intanto fotografa ed educa, anche alla speranza/Provvidenza, gli italiani.

 

Share on: