Scritto da Ilaria di Mambro il 19/05/2017 alle ore 14:44:08

Nel guscio | Ian McEwan. Una serata col “Club del libro – Roma”.

Questa è una recensione un po’ diversa, il resoconto dell’ultima riunione di un piccolo club del libro romano.

Nel Guscio di Ian McEwan è stato uno dei libri più attesi e poi commentati di questa primavera. Se ne è parlato nei saloni e alle fiere del libro, sulle pagine culturali, in radio e televisione. Tuttavia il chiacchiericcio che conta è quello del passaparola, che parte dal basso e arriva in libreria. Al di là delle indicazioni di riviste, blog e dell’élite dell’editoria, per i lettori comuni, quelli che, oltre che leggerli, i libri li comprano, continua ad essere fondamentale il consiglio di compagni di lettura e bookcrossers, la versione moderna e pop, insomma, dei salotti letterari.

 

Il club del libro di Roma in questione è piuttosto contenuto, e proprio per questo ancora intellettualmente onesto e vivace, è giovane, informale e trasversale socialmente e culturalmente. Si tratta, di fatto, di un vero campione di giovani lettori reali! Si riunisce ogni cinque settimane dopo aver scelto democraticamente la sede dell’incontro. Allo stesso modo, il libro del mese viene votato tra varie proposte libere e ovviamente motivate.

Nel corso di questi anni, mentre il gruppo lentamente si allargava anche grazie ai social network (come Facebook o Instagram, da cui è stata tratta la foto a lato, scattata durante l’ultimo incontro), si è passati da veri e propri classici a nuovissime uscite, da chicche della letteratura italiana ai grandi narratori contemporanei americani e orientali…. Dopo Nel Guscio, ad esempio, la scelta per l’incontro del 18 Giugno è ricaduta su Alta Fedeltà di Nick Hornby.

 

Nel Guscio è stato il libro di Aprile/Maggio, edito a Marzo da Einaudi nella collana dei Supercoralli (184 pagine).

Un “noir ginecologico” lo ha definito giustamente la critica, o, più semplicemente, un Senti chi parla tra giallo e filosofia: Trudy, una donna al termine della gravidanza e il suo amante Claude cercano un modo per togliere di mezzo il marito di lei, John, padre del nascituro e fratello di Claude, e impossessarsi della grande casa da cui è stato esiliato. La trama è quasi banale, ma la prospettiva eccezionale: il protagonista/narratore è il feto, ormai prossimo alla nascita e preoccupato del proprio destino.

Nella mia reclusione, nutrivo altri pensieri: il problema del bere, i miei guai familiari, un futuro incerto che poteva anche riservarmi il carcere o un’esistenza affidata alle cure svogliate del Leviatano”.

 

Nell’insieme il libro è piaciuto, è risultato scorrevole nonostante la difficoltà di cogliere alcuni riferimenti letterari, eppure non ha entusiasmato.

Tutti, all’unanimità si sono innamorati di questo bambino, un colpo di fulmine per lui e per il suo geniale punto di vista. In effetti il primo capitolo, decisamente il più lodato, è quello che sviluppa al meglio l’esperimento di McEwan lasciando persino qualcuno spiazzato dall’identità del colto narratore.

Sono molto attratto dalla possibilità di avere il reale, il banale, e il fantastico che scorrono assieme. E, se accetti che un feto intelligente possa riflettere e preoccuparsi come me per i destini del mondo che sta per raggiungere, sei libero”.

 

La forza della narrazione risiede nella prospettiva e nelle riflessioni del narratore, un’onniscienza apparente, perché spiegata con una logica inattaccabile, e temporanea, destinata ad azzerarsi alla nascita. Quasi tutti i lettori del club sono stati conquistati ma a lungo andare anche un po’ annoiati dai monologhi sui massimi sistemi ispirati dalle vicende a lui esterne e vicine.

Il pessimismo è una scelta troppo facile, per non dire deliziosa, stemma e cimitero di intellettuali di ogni latitudine”.

Se i primi discorsi, sui vini, sui costumi e le società del mondo hanno stupito e divertito, alleggerendo anche la tensione di un ritmo narrativo sempre più incalzante, altri sono apparsi più pesanti, al limite della polemica, e forse più inverosimili.

 

A rendere più umano questo bambino e meno assolute le sue sentenze è la totale devozione nei confronti della madre, oggetto d’amore di tre contendenti e vero motore delle azioni del romanzo. Lunga e interessante è stata la discussione sul ruolo di lei nel piano criminale e rispetto al cognato e amante; di conseguenza qualcuno si è interrogato sulla fiducia da riporre nel punto di vista del bambino. Chissà se quest’ambiguità non sia proprio tra gli obiettivi di McEwan.

-Non lo possiamo fare.- Senza indugio, Claude riprese pacato: -Possiamo, invece.- E, dopo un attimo di riflessione: -Certo che possiamo”.

 

Stimolante, ma non completamente evidente a tutti è risultata la dichiarata dipendenza dall’Amleto Shakespeariano, mentre alcuni riferimenti metrici, poetici e letterari secondo molti hanno rallentato la lettura della prima parte del libro, quella più concettuale. Nella seconda parte il noir prevale sul saggio filosofico, il destino del bambino passa in secondo piano rispetto a quello degli altri personaggi, il ritmo si mantiene incalzante ma il tono si fa più cupo.

Va detto che il tono del feto, invece, è sempre un po’ spiazzante, c’è sempre un pizzico di ironia sconsolata nei confronti della propria situazione e dell’umanità intera. Si  esprime in una sorta di “prosa poetica”, che, però, non è bastata a far risultare alcune azioni e scene meno crude. Sono scene volutamente tabù, originali e temerarie. McEwan si mantiene sempre dentro il confine dell’eleganza, pur non peccando di pudicizia. In realtà è rimasto un po’ turbato soprattutto chi ha letto il romanzo in lingua originale, forse perché, nonostante il lavoro di traduzione di Susanna Basso sia stato apprezzato da McEwan stesso, probabilmente la ricchezza dell’italiano è riuscita a stemperare un linguaggio duro e univoco.

 

Insomma, un romanzo di contrasti. Un libro di scrittura più che di trama, piacevole, bello da leggere e scorrevole, nonostante le varie digressioni talvolta oscure. Un intreccio non proprio originale ma con i suoi colpi di scena. Un protagonista inaspettato, adorabile, ma anche un gran saccente. Un McEwan sempre promosso a pieni voti, un’​opera… forse ancora in gestazione.

 

Io credo nella vita dopo la nascita, pur sapendo che separare speranza e realtà non è banale”.

 

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