Scritto da Valentina Barile il 10/01/2017 alle ore 15:46:48

La paranza dei bambini | Roberto Saviano

Editore: Feltrinelli

Collana: I Narratori

Data uscita: 2016

Pagine: 352

Christian avanzò verso il monumento con un bel sorriso che lo rimpiccioliva, che lo assorbiva tutto, quasi lo spettacolo che aveva visto non smettesse di gonfiargli gli occhi. Poi ebbe forse la vaga sensazione di percepire in sé qualcosa di diverso, un uccello di mare che gli si era piantato nella schiena e ora voleva uscirgli dal petto. Ma la sensazione non prese forma e il suo corpo si abbatté a terra, come fosse inciampato, e a terra restò, con le braccia larghe, la testa piegata di lato, gli occhi aperti”.

È in questo modo che “La paranza dei bambini” si avvia verso la fine. Forse, è uno dei passaggi più lirici di questo romanzo. Terza opera di Roberto Saviano. Stesso genere con cui lo vede esordire.

“Il nome paranza viene dal mare”, e poi ancora: “Paranza è nome di barche che vanno a caccia di pesci da ingannare con la luce”, “La frittura di paranza è tale quando tutto ciò che ti finisce in bocca puoi masticarlo senza identificarlo. La frittura di paranza è lo scarto dei pesci, solo nell’insieme trova il sapore. Ma saperli impanare, mettendoli in una farina di qualità, ed è poi la frittura che benedice il pasto”.

Un gruppo di bambini con un leader, Nicolas Fiorillo, detto ‘o Maraja, che crescono con pane, film e serie televisive ispirate a gangster. E il canale Youtube che li accompagna nello svezzamento sessuale, e che fa da tutorial all’uso dei ferri, come chiamano nel loro slang le pistole. Un gruppo di bambini, appunto la paranza, la parte più delicata del pesce, che non ha sapore se non la cucini come si deve. Quella parte che puoi manipolare, modellare, adattare come meglio puoi e vuoi. La paranza dei bambini che si lega alla camorra a tutti i costi e comincia per gioco, per potere, per soldi facili a immischiarsi con l’illegalità. Che considera schiava quella gente che vive con sacrificio. Che prende il controllo delle piazze della città, Napoli, e ne gestisce lo spaccio di stupefacenti, contornato da azioni del malaffare. Il prezzo da pagare è il pericolo, che la paranza non considera affatto, ma che ne è consapevole a tratti; il prezzo da pagare è la vita.

Un romanzo d’inchiesta, volendo, un romanzo di formazione, impastato di poesia e di sangue. La sintonia del registro linguistico che unisce forme gergali, modi di dire, accenti, troncamenti e i passaggi in lingua italiana restituisce una lettura fruibile e armonica. L’intermittenza del ritmo, che lento, poi furibondo, poi ancora lento e poi, verso la fine, rocambolesco è affascinante. La penna di Saviano, ancora una volta, delinea la sinuosità del Vesuvio con le sue spaccature.

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