Scritto da Amalia Panella il 09/05/2017 alle ore 14:52:29

Il grano e la malerba | Wolf Bukowski

Il seme da piantare nella propria terra va scelto con cura, e la scelta di quale seme interrare è un diritto fondamentale di cui ogni popolo deve godere.

Il grano e la malerba di Wolf Bukowski è un breve racconto che ribadisce l’imprescindibile sovranità alimentare del cittadino, ossia l’esercizio del potere di controllo sul territorio, su ciò che si coltiva e che poi diventa cibo.

Il tempo di seminare viene, nonostante tutto. Viene, in un paese che avrebbe bisogno di far pace con la propria terra dopo tanti anni di veleni, Grandi Opere e cemento, amianto, diossina e pesticidi”.

Cinque vite si scontrano e si incontrano, sono vite abbozzate, ognuna sbiadita dalle difficoltà economiche o interiori, e quell’urto casuale conduce i cinque nel podere di Ca’ dei Pruni a Querciolo. Elena, Angelo, Simone, Lucy e Michele vivono insieme, mettono in comune le poche risorse possedute e scoprono che l’agricoltura, quella in piccolo, praticata con criterio e rispetto per l’ambiente rende liberi, ma soprattutto più felici. I cinque personaggi reggono la narrazione, servono all’autore per raccontarci la battaglia contro la modernizzazione distruttiva, velenosa e autoritaria. Bukowski in 62 pagine ci parla di una guerra,  la vera e sola protagonista del racconto.

 “Viene, in un paese che non può fermarsi per farlo, né può leccarsi le ferite: il governo e i poteri che lo muovono pretendono che si ‘sviluppi e modernizzi’, come spietatamente ripetono al popolo immiserito, sfinito, taglieggiato da imposizioni pubbliche e depredato da interessi privati”.

La conquista spregiudicata del suolo da parte delle multinazionali minaccia l’armonia di Querciolo. L’azione senza scrupoli dei colossi economici mette in pericolo le bellezze di un pezzetto di terra che cerca di sopravvivere incontaminato.

La comunità di Querciolo che quotidianamente ha cercato di tutelare l’ambiente ora deve scontrarsi, disarmata, con la potente Gencrou che, sostenuta dalla maggioranza dei politici, vuole introdurre frumento OGM.  

Viene il tempo di seminare, viene quando è ormai manifesto l’arbitrio con cui Gencrou gestisce gli interventi sui terreni ‘abbandonati’ che in verità sono spesso particelle coltivate da piccoli, piccolissimi produttori”.

I contadini e gli allevatori di Querciolo rispondono alle disposizioni del Governo con un volantino, con una voce flebile esprimono la loro contrarietà al frumento OGM. Perché il seme geneticamente modificato minaccia il loro grano contaminandolo.  Perché nega ai contadini di praticare agricoltura rendendoli dipendenti dal seme sterile che va ricomprato ogni anno, svuotando di importanza le mansioni ancestrali di semina, raccolta e risemina.

Lo scrittore con Il grano e la melerba denuncia i soprusi dei poteri forti e la disinformazione creata ad arte per sedare il dissenso e propagandare i presunti vantaggi della diffusione degli OGM. Ricorrono alla storia dell’emergenza alimentare dei paesi in via di sviluppo che comporterebbe un aumento dell’immigrazione e invece tacciono sui trattati imposti dai paesi ricchi a quelli poveri, dipendenti dalla nostra tecnologia, che da secoli limita la loro crescita economica.

Ortica editrice, sempre attenta a questioni delicate che coinvolgono la vita, non solo degli esseri umani, con Il grano e la malerba, pubblicato nel 2012, sceglie di far luce sulle insidie degli OGM che infettano agricoltura, alimentazione, ecologia, solidarietà, sviluppo, cultura ed economia. E la guerra raccontata in questa “Opera da due soldi”, malgrado sia impari, invita a non smettere di seminare.

“Viene il tempo di seminare anche a Ca’ dei Pruni: la metà di ottobre è appena passata, il grano attende nei sacchi e le previsioni del tempo danno pioggia tra due o tre giorni. È per domattina presto che si puntano le sveglie”.

 

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