Scritto da Federica Bruno il 09/01/2017 alle ore 18:47:47

Bauman e il fumo dell’esistenza che scorre

Muore uno dei grandi sociologhi e filosofi del nostro tempo: Zygmunt Bauman. Lui che aveva avuto il privilegio di essere uno degli spettatori più longevi della nostra società, tanto da farsi un’idea propria del mondo in cui viviamo: un mondo “liquido”. Un’idea che ci scardina dall’ordine delle cose e che ci riporta indietro verso il caos del Big Bang.

Secondo il filosofo la trasformazione della società avrebbe portato l’uomo alla deriva, privo di ogni riferimento “solido”, alla ricerca infinita di se stesso. Il suo è stato un concetto tanto criticato per la sua scioccante verità: una crisi in cui nessuno si salva e in cui nasce un individualismo sfrenato, ciascuno è solo contro tutti e tutto. L’unica certezza nel mondo liquido-moderno è la velocità con cui si consuma, per non essere gettati a propria volta tra i rifiuti. Una velocità che implica però pensare a dove fermarsi, forse presso noi stessi. In quest’ottica la speranza di Bauman è quella che nell’incessante mutare dell’essere, si giunga né meno né più a quello che si è già.

Vediamo come insieme alla società il filosofo analizzi anche le sfere più prossime del sé: la vita, la paura e l’amore; anch’essi liquidi, frammentati. Ciò che restano sono le sue parole e i suoi insegnamenti sulla vita, e la speranza in un futuro migliore: “L’incertezza è l’habitat naturale della vita umana, sebbene la speranza di sfuggire a essa sia il motore delle attività umane. Sfuggire all’incertezza è un ingrediente fondamentale, o almeno il tacito presupposto, di qualsiasi immagine composita della felicità.”

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