Scritto da Ilaria di Mambro il 13/01/2017 alle ore 14:37:25

Arianna, i poeti classici e le possibilità dell’amore

Quello di Arianna è un mito in due fasi, un po’ maistream, un po’ radical e misterioso, e tanto, tanto romantico.

Sulla prima parte del mito sono tutti concordi, si sprecano le versioni al liceo, anche se la nostra eroina ha un ruolo secondario, di aiutante e compagna del cavaliere vittorioso. È stato il finale non finale a stimolare la fantasia e lo spirito indagatore di poeti e storici. La storia della sposa riscattata da Bacco, soprattutto dalla Roma imperiale in poi, ha conservato la sua fama, grazie anche a rappresentazioni artistiche musicali e, ovviamente, figurative. L’hanno dipinta Tiziano, Annibale Carracci, Guido Reni, Delacroix, fino ai giorni nostri, in cui, di recente, è stata addirittura inserita nel Pantheon di Olimpo: gioie e disagi, pagina social di fumetti a tema mitologico molto apprezzata dai liceali e che ringraziamo per l’illustrazione.

 

Arianna era figlia di Minosse, il sovrano di Cnosso. Aveva anche un fratellastro, il Minotauro, “prole biforme”, metà uomo e metà toro, punizione divina per un oltraggio di suo padre al Dio Poseidone, chiuso in un “labirinto inestricabile”. Ce lo racconta, tra gli altri, Virgilio, l’autore dell’Eneide, il più famoso poema epico della latinità, o almeno dell’età augustea, nell’inquietante libro VI, quello della toccata e fuga di Enea negli inferi. Il Minotauro, da bravo mostro, era ghiotto di carne umana e quindi Minosse aveva deciso di nutrirlo con “giovani scelti e onorevoli fanciulle” fatti arrivare da Atene da poco sconfitta. A un certo punto, stufo del destino dei suoi compagni, si aggiunse alla schiera dei sacrifici umani Teseo, il figlio del re di Atene. Con Arianna “dai bei capelli” (Omero, nell’Iliade, non poteva non assegnare anche e lei un epiteto) fu amore a prima vista! “Con l’aiuto della principessa e lo stratagemma di un filo di lana, la porta del labirinto, fino a quel momento impossibile da raggiungere, fu ritrovata” e “la belva cretese abbattuta… con un colpo di clava”, come ci racconta direttamente Ovidio, un poeta romano che conosceremo meglio più avanti. I due eroici amanti fuggirono alla volta di Atene. Si fermarono sull’isola di Nasso, ma qualcosa andò storto…

 

Fin qui i poeti sembrano tutti d’accordo, gli storici un po’ meno, ma a noi interessa indagare un mito d’amore, che secondo alcuni era all’antefatto, secondo altri si stava tragicamente concludendo. Le strade dei due innamorati a questo punto si separarono, sicuramente non prima di aver goduto, anche se per poco, dell’amore reciproco.

 

Secondo Omero (nell’Odissea questa volta), Arianna, Ari-adne, la “purissima”, sarebbe stata uccisa da Artemide per aver perduto, con uno straniero per giunta, la propria verginità! Questa tragica tradizione, con tante varianti, tra cui un brevissimo mash-up con il suo futuro sposo divino, data la fonte, doveva essere piuttosto autorevole per gli antichi.

 

Tuttavia, siccome non solo noi moderni sotto la corazza di guerrieri siamo inguaribili romantici ottimisti, si fece sempre più strada la versione della salvezza e del trionfo accanto al Dio, versione supportata anche nella Teogonia di Esiodo, un poeta antichissimo, quasi contemporaneo di Omero, e dal poeta ellenistico Apollonio Rodio, autore del romanzo a lieto fine (quindi incompleto, spiace dirlo!) di Medea e Giasone.

Teseo a un certo punto abbandonò Arianna, probabilmente nel sonno, come è stata spesso rappresentata. Potrebbe essersi innamorato della cognata, Fedra, eroina tragica (che piacque a Euripide, Seneca e probabilmente anche Sofocle) e più moderna che mai, una cougar ante litteram. “Smemorato e ingrato” potrebbe anche aver dimenticato Arianna, secondo qualche storico antico proprio per intervento di Dioniso/Bacco che già aveva notato la sua futura sposa.

Fatto sta che la principessa si ritrovò sola e disperata sulla spiaggia di Nasso, ma è qui che inizia la sua vera fortuna, letteraria e sentimentale, tutta romana, e spariscono la signora del labirinto e la dea fertile e lunare (vi ho detto che vi avrei risparmiato le interpretazioni di seri storici e geografi greci!), per lasciare spazio all’eroina romantica.

 

Al tempo delle guerre civili, quando occuparsi di lotte d’amore, presenti e passate, sembrava meglio che buttarsi in politica, Catullo, il più famoso poeta d’amore in latino, un po’ hipster, rifacendosi a quella che allora era la cultura esotica e radical, scrisse un epillio, un poemetto in cui raccontava, tra le altre cose, la struggente storia di Arianna. Nei versi centrali del carme LXIV si è soffermato sul tragico abbandono della principessa su quella spiaggia da cui “non c’è un piano né una speranza di fuga; tutto tace, ovunque deserto e ogni cosa mi parla di morte”. Poi Catullo, che ci teneva alla fedeltà e alle promesse, ha descritto il terribile ritorno a casa/punizione di Teseo, che aveva scordato anche di far sapere al padre il buon esito della spedizione, spingendolo al suicidio, e ha concluso il racconto con il festoso corteo di Bacco “bruciato d’amore”.

 

Ovidio era invece un poeta mondano del tempo di Ottaviano Augusto, colto, moderno e un po’ strafottente. Scrisse opere diverse tra loro, erotiche, romantiche e anche civili. Citò Arianna come esempio in un manuale d’amore e la inserì tra le Heroides, le mitiche autrici di lettere d’amore fittizie, lamenti elegiaci che pongono, per una volta, le donne (dell’epica, della tragedia, del mito) in primo piano con il loro triste destino. Alla fine dell’ epistola X Arianna pregava Teseo di andare almeno a recuperare le sue ossa, ma già c’era l’ombra del Dio: “Vagai solitaria con i capelli sciolti come una baccante invasa dal dio ogigio”.

Bacco, salvatore di Arianna, ha trionfato nelle opere ‘serie’ di Ovidio, composte per far felice l’imperatore Augusto: nel poema epico-mitologico le Metamorfosi e nei Fasti, una specie di Calendario di Frate Indovino, ma ufficiale. Arianna è diventata Libera, la sposa di Liber, e trasformata (lei o il suo diadema, dono di nozze) nella costellazione della Corona Boreale: “grazie alla colpa di Teseo è diventata una Dea”. Ora, non si capisce nemmeno se sia stata assunta in cielo, se sia stata divinizzata dopo la morte o semplicemente sia morta dopo aver vissuto da umana col marito divino, ma a noi non importa, sarà stata comunque felice, anche perché “chi vuol esser lieto sia, di doman non v’è certezza.” (Trionfo di Bacco e Arianna, Lorenzo de’ Medici, 1490).

 

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