Scritto da Amalia Panella il 21/12/2017 alle ore 11:24:9

A morte i poveri! | Shumona Sinha

Shumona Sinha, nel romanzo d’esordio A morte i poveri!, racconta di uomini e di donne frantumati dalla paura di attraversare frontiere spaziali, culturali e sociali. Racconta il sogno europeo di quei migranti che “invadono il mare come fastidiose meduse e si buttano sulle rive straniere”. Racconta le storie di povertà, smembrate poi ricucite e infine recitate come suppliche dai richiedenti asilo, davanti alle commissioni per la protezione dei rifugiati, al fine di conquistare la possibilità di sopravvivere in una terra “dall’orizzonte bianco”.

L’autrice, di origine indiana, per dare vita a quest’opera attinge dalla sua esperienza personale, prima di migrante, e poi di interprete presso l’Ofpra, l’ufficio francese per la concessione del diritto d’asilo ai richiedenti. La protagonista e l’io narrante di questo romanzo, infatti, è proprio una interprete migrante, il cui compito è di “inclinarsi” verso le frasi spesso contraddittorie e sconnesse dei richiedenti per poi rimetterle insieme e restituirle all’ufficiale competente.

“Il richiedente parlava la sua lingua di supplice, la lingua dei clandestini, la lingua del ghetto. E io riprendevo le sue frasi, le traducevo e le servivo calde.”

L’opera è caratterizzata da una lingua intensa e allegorica e uno stile energico che poi diventa violento nel descrivere le immagini più crude, come quando la protagonista visita il ghetto parigino, “il rifugio sotto la valanga di infelicità” destinato a quegli “ammassati che mettevano radici in una terra che non amavano ma che desideravano”.

Il più delle volte poi il racconto diventa toccante, come nell’incontro con Shefali che sotto al velo nasconde la pelle bruciata e una vita amara che racconta mentre “piange. Piange. Piange un fiume di lacrime. In quel momento, somiglia a una rosa bagnata al primo sorgere del giorno”.

La protagonista restituisce tutta la disperazione dei “volti piangenti”degli aspiranti rifugiati che compongono le file interminabili per le audizioni. Numeri, soltanto numeri da ordinare, incanalare, controllare e rimandare via se è possibile.

A morte i poveri!, pubblicato in Italia nel 2017 da Clichy edizioni con la traduzione di Tommaso Gurrieri, è un romanzo di denuncia dell’incapacità europea di accogliere, della limitatezza del diritto dell’Unione, che non annovera la miseria come “ragione nobile” per giustificare l’asilo politico.

Un romanzo, caso editoriale in Francia nel 2014 e vincitore di numerosi premi, che è costato a Shumona Sinha il suo lavoro, poco prima della pubblicazione del libro nel 2011.

“La miseria va seppellita come la vita e la verità” scrive Sinha e da anni l’Europa, lo fa, mandando a morte i poveri con la nostra indifferenza.

“Da un’epoca all’altra, da un angolo di mondo all’altro, cerchiamo di cancellare le ingiustizie, i crimini di altri tempi. La geometria affascinante del tempo e dello spazio ci supera sempre e commettiamo nuovi errori. Crediamo di poter equilibrare la bilancia, correggere le anomalie in un paese, in un’epoca; nuove anomalie ricominciano altrove”.

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